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Roberto Beldomenico, musicista e compositore, è una personalità originale della nuova scena artistica emergente, basata principalmente sul ritorno ai valori stilistici della musica classica ottocentesca.  Dopo aver studiato teoria musicale, composizione e solfeggio con il Maestro Paolo Cabras ed aver perseguito per anni una formazione libera, autodidatta e fuori dagli schemi, Beldomenico si immerge totalmente nella creazione di brani di stampo intimista, aventi come nucleo fondamentale l'indagine circa la propria accesa emotività. La sua produzione si delinea infatti, fin dall'inizio, con i tratti di uno strano diario personale. Un diario senza parole in cui le pagine non sono riempite da eventi, situazioni o accadimenti, ma quasi esclusivamente da ineffabili moti dell'animo. Il mistero che circonda l'origine di queste emozioni non viene mai svelato. Al contrario esso viene sottaciuto, tenuto nella penombra, costringendo l'ascoltatore ad una continua indagine in cui comprensione della musica e introspezione personale si fondono inscindibilmente e facendo sì che a risplendere non sia tanto la realtà come appare, ma il riflesso che questa provoca di continuo nell'essere umano.
E così la profonda malinconia si alterna a lampi di incontenibile gioia e le solitudini quotidiane sembrano sfociare nella scoperta della invincibile presenza di un amore universale che, combattendo incessantemente, riesce a non farsi sopraffare dalle avversità.
Su questo crinale dall'equilibrio delicato, a partire dal 2001 Beldomenico ha all'attivo varie composizioni, dai titoli che, più che rivelare, accennano. Ai Notturni,composti tra il 2003 ed oggi, dai toni quasi più vicini al lied che alla sonata vera e propria, si affiancano molto frequentemente architetture più insolite quali quelle presentate sotto l’atipica formula di Riflessioni,  in cui una scrittura  pianistica spesso sussurrata, fatta di discreti lampi di luce e piccole rivelazioni dell'ordinario, getta lo sguardo all'indietro verso i secoli aurei della classicità europea, agli amati Beethoven e Chopin, e si caratterizza per chiari accenti neoromantici.
La predilezione per il pianoforte, nella sua essenza priva di aggiunte, assume in quest'ottica, la valenza di una precisa scelta estetica che trova la propria chiave di volta nella pura individualità umana immersa nelle esperienze del dolore, della consolazione e della pienezza, nella ricerca delle verità ultime e di una bellezza che si rivela, con la sua poesia nascosta, proprio nei momenti meno attesi, indifesa e solitaria di fronte al vivere di ogni giorno.

Un linguaggio spirituale e filosofico che, nella sua delicatezza, sembra ricordarci, ad ogni sospiro, l'esistenza di una felicità originaria, forse mai conosciuta veramente ma che, proprio per questo, attrae da sempre tutti gli instancabili indagatori dell'anima.

 



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